Scoprire il Monferrato con una guida: il vero viaggio comincia quando impari a leggere il paesaggio
- Simona Gotta

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 7 min
Una guida serve davvero solo per non perdersi?
di Simona Gotta - Guida Monfreedom È probabilmente una delle domande più frequenti quando si parla di escursionismo in territori collinari come il Monferrato. Oggi abbiamo mappe digitali, GPS, applicazioni che registrano ogni sentiero e tracce GPX scaricabili in pochi secondi, quindi è comprensibile pensare che il ruolo di una guida sia soprattutto quello di conoscere il percorso e indicare la strada corretta.
In realtà, almeno per come intendo io questo mestiere dopo tanti anni trascorsi ad accompagnare persone sui sentieri, sapere dove andare è soltanto il punto di partenza. Una guida escursionistica ambientale dovrebbe riuscire a fare qualcosa di molto più interessante: trasformare ciò che abbiamo davanti agli occhi da semplice panorama a territorio da comprendere.
Possiamo attraversare un vigneto, un bosco o un piccolo paese e limitarci a pensare che siano belli; oppure possiamo scoprire perché quel vigneto si trova proprio su quel versante, che cosa cresceva un tempo in quel bosco, perché un castello domina esattamente quella collina e quali montagne stiamo osservando all’orizzonte. È in quel momento che una passeggiata cambia completamente significato.
Camminare in un territorio non significa necessariamente saperlo vedere
Quando accompagno un gruppo, una delle cose che mi affascina maggiormente è osservare come cambia lo sguardo delle persone durante la giornata. All’inizio vedono soprattutto un insieme di colline, boschi e vigneti; dopo qualche spiegazione iniziano invece a distinguere esposizioni, coltivazioni, crinali, vecchie cascine, pievi isolate e tracce di attività umane che raccontano una storia molto più complessa.
Può capitare, per esempio, di attraversare un bosco apparentemente simile a tanti altri e scoprire che quella zona è stata per generazioni una tartufaia, oppure che possiede caratteristiche particolarmente favorevoli alla presenza del tartufo. A quel punto si comincia a osservare il terreno in modo diverso, a riconoscere alcune essenze arboree, a considerare esposizione e umidità e a comprendere quanto delicato sia l’equilibrio tra suolo, vegetazione e condizioni ambientali.
È uno degli aspetti che amo maggiormente del mio lavoro: una guida non mostra soltanto il paesaggio, ma offre gli strumenti per interpretarlo, quasi traducendo un linguaggio che il territorio utilizza continuamente e che, senza alcune chiavi di lettura, rischieremmo di non ascoltare.
Quel castello all’orizzonte non è soltanto un bel castello

Il Monferrato è disseminato di castelli, torri, antichi nuclei fortificati e paesi costruiti in posizione dominante. Durante un’escursione capita continuamente di scorgerne uno sulla collina di fronte e, senza conoscere il territorio, potremmo limitarci a fotografarlo e proseguire.
Se invece scopriamo perché quella fortificazione è stata costruita proprio in quella posizione, quali vie controllava, quali famiglie l’hanno abitata, quali conflitti hanno attraversato quelle colline oppure quali leggende sono rimaste legate a quel luogo, il castello smette immediatamente di essere un elemento decorativo del panorama e diventa parte di una storia molto più ampia.
Nel Monferrato questo accade continuamente perché la storia ha lasciato segni ovunque: nella posizione dei borghi, spesso arroccati sulle alture per esigenze difensive; nelle cappelle campestri costruite lungo antichi percorsi; nelle strade che ancora oggi seguono collegamenti utilizzati per secoli e persino nella disposizione delle cascine rispetto ai terreni coltivati.
Quando impariamo a riconoscere questi elementi, il paesaggio smette di essere soltanto bello e comincia a raccontarci perché è diventato esattamente ciò che vediamo oggi.
I punti panoramici che non sempre trovi sulle mappe
Ci sono poi luoghi che difficilmente compariranno cercando semplicemente “belvedere” su una mappa digitale. Può trattarsi di un piccolo crinale, di una curva tra due vigneti, di una radura nascosta oppure di una strada sterrata apparentemente insignificante che, improvvisamente, si apre su un panorama sorprendente.
Chi percorre lo stesso territorio per anni impara non soltanto a conoscere questi luoghi, ma anche a capire quando possono regalare il meglio di sé, perché nel paesaggio il momento conta quasi quanto la posizione.
In alcune giornate estive, quando l’umidità rimane sospesa nell’aria, vedremo soprattutto la successione morbida delle colline del Monferrato; basta però una giornata particolarmente limpida, magari dopo il passaggio del vento, perché dietro quelle stesse colline compaia improvvisamente la catena delle Alpi.
Lo sguardo può allora partire dai vigneti davanti ai nostri piedi e correre per decine e decine di chilometri fino alle montagne, con il Monviso che spesso emerge con la sua forma inconfondibile e, nelle condizioni migliori, una porzione vastissima dell’arco alpino perfettamente visibile all’orizzonte.
Uno dei piccoli privilegi del mestiere di guida consiste anche in questo: conoscere quei punti apparentemente anonimi nei quali vale la pena fermare il gruppo, lasciare qualche secondo di silenzio e invitare semplicemente tutti a guardare più lontano.
Dietro un’escursione ci sono molte ore che il partecipante non vede
Questa è probabilmente la parte più invisibile del nostro lavoro. Quando un gruppo arriva al punto di ritrovo e trova la guida pronta a partire, può sembrare che l’escursione cominci in quel momento, mentre in realtà è iniziata molto tempo prima.
Un itinerario viene studiato, percorso, verificato e spesso modificato. Si controllano le condizioni dei sentieri, i possibili punti critici, le alternative, i collegamenti e le caratteristiche del terreno nelle diverse stagioni, perché un percorso perfettamente piacevole in primavera può diventare molto diverso dopo settimane di pioggia oppure durante i periodi più caldi dell’estate.
Le strade agricole possono cambiare, alcuni sentieri vengono progressivamente invasi dalla vegetazione, piccoli rii normalmente innocui possono diventare più impegnativi dopo un temporale e lavori forestali o agricoli possono modificare un tratto che fino a pochi mesi prima era perfettamente percorribile.
Conoscere profondamente un territorio significa quindi anche sapere quando è opportuno cambiare strada, proporre una variante o rinunciare a un tratto che quel giorno non presenta le condizioni migliori. È un lavoro che il partecipante forse non noterà mai, proprio perché dovrebbe permettergli di vivere l’esperienza con naturalezza.
Una guida conosce anche chi vive quel territorio
Esiste poi una dimensione che nessuna applicazione cartografica può sostituire completamente: quella delle relazioni costruite nel tempo con le persone del luogo.
Frequentando gli stessi paesi conosciamo produttori, proprietari, associazioni locali, cantine, piccoli musei e persone che custodiscono frammenti di storia spesso assenti dalle guide turistiche. Sono proprio queste relazioni, in alcune occasioni, a permetterci di aggiungere all’escursione esperienze che un visitatore indipendente difficilmente riuscirebbe a organizzare da solo.
Può essere un Infernot privato aperto appositamente per il gruppo, una piccola chiesa normalmente chiusa, l'incontro con un produttore che racconta direttamente il proprio vino oppure una persona del paese capace di tramandare episodi, tradizioni e memorie che appartengono ancora alla comunità locale.
È uno degli aspetti che rendono particolarmente interessante il turismo lento: non si attraversa semplicemente un luogo, ma si entra per qualche ora nella sua storia e, quando possibile, nella vita delle persone che continuano ad abitarlo.
Anche il ritmo fa parte del lavoro della guida
Accompagnare un gruppo non significa necessariamente farlo camminare più velocemente o raggiungere il maggior numero possibile di punti d’interesse. Molto spesso significa esattamente il contrario: capire dove vale la pena rallentare e quando una sosta può diventare parte integrante dell’esperienza.
Non tutte le fermate servono per riposare. Alcune permettono di osservare un panorama nel suo insieme, altre di spiegare una caratteristica geologica, altre ancora di ascoltare i suoni del bosco, riconoscere una pianta oppure raccontare la storia di ciò che abbiamo davanti.
Siamo ormai abituati a un turismo nel quale il valore di una giornata sembra dipendere dal numero di luoghi visitati e di fotografie raccolte. Durante un’escursione guidata, invece, possiamo permetterci un criterio diverso: non misurare quanto abbiamo visto, ma quanto siamo riusciti a comprendere di ciò che abbiamo attraversato.
La natura diventa ancora più interessante quando ne riconosciamo i dettagli
Camminare in ambiente naturale offre già di per sé la possibilità di allontanarsi dalla routine e rallentare il ritmo quotidiano, ma quando impariamo a riconoscere ciò che ci circonda cambia anche il nostro rapporto con il paesaggio.
Un albero non è più soltanto parte di un bosco, una roccia che emerge dal terreno può raccontare la storia geologica di milioni di anni e una piccola valle può rivelare il lavoro dell’acqua, dell’agricoltura e dell’uomo nel corso dei secoli.
Il Monferrato è particolarmente interessante proprio perché il paesaggio che osserviamo oggi è il risultato di un rapporto continuo tra natura e presenza umana. Vigneti, boschi, campi coltivati, cascine e borghi non sono elementi separati, ma parti di uno stesso sistema che si è trasformato lentamente nel tempo.
Una guida ambientale cerca di rendere visibili proprio queste connessioni, perché comprendere perché un paesaggio è fatto in un determinato modo significa anche imparare ad apprezzarlo molto più profondamente.
La vera differenza? Tornare a casa sapendo qualcosa che prima non sapevamo
Alla fine di un’escursione mi fa naturalmente piacere che le persone ricordino un panorama particolarmente bello, un castello, una Big Bench, un Infernot o magari un vino assaggiato durante la giornata. Ma considero ancora più importante ciò che accade dopo.
Mi piace pensare che, tornando in futuro su quelle colline anche senza di noi, qualcuno possa guardare un vigneto e ricordarsi dell’importanza dell’esposizione, osservare un paese costruito sulla sommità di una collina e chiedersi quali esigenze difensive ne abbiano determinato la posizione, oppure attraversare un bosco domandandosi quali caratteristiche del terreno, quali animali e quali antiche attività umane si nascondano dietro ciò che sta vedendo.
In quel momento la guida non è più fisicamente presente, ma una parte del suo lavoro è rimasta: ha insegnato a guardare con maggiore attenzione.
Per questo scegliamo di raccontare il Monferrato camminando
Le escursioni Monfreedom nascono proprio da questa idea. Non vogliamo semplicemente accompagnare le persone da un punto di partenza a un punto di arrivo, ma far scoprire tutto ciò che esiste nel mezzo: un sentiero dimenticato, una tartufaia, una cappella nascosta tra i campi, la storia del castello che domina l’orizzonte, un Infernot aperto eccezionalmente oppure quel particolare punto panoramico dal quale, in una giornata limpida, lo sguardo attraversa i vigneti del Monferrato fino a raggiungere le Alpi.
Grazie alla tecnologia, oggi è certamente più difficile perdersi lungo un itinerario. Ma rimane un altro rischio, molto meno evidente: attraversare un territorio, magari fotografarlo e raccontare di esserci stati, senza essere riusciti davvero a leggerlo.
Ed è proprio qui che, secondo me, una guida fa la differenza.



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