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Monferrato, la storia di un mare che non c’è più.Camminare sulle colline e scoprire che milioni di anni fa qui c’era il mare


di Simona Gotta - Guida Monfreedom Ci sono luoghi che raccontano la loro storia con castelli, chiese, mura e palazzi. Il Monferrato, invece, possiede anche una storia molto più antica, nascosta sotto i nostri piedi.

Durante un’escursione può capitare di camminare tra vigneti, attraversare una strada bianca oppure fermarsi davanti a una parete di roccia chiara e scoprire, quasi improvvisamente, una conchiglia fossilizzata. A quel punto il paesaggio che abbiamo davanti cambia completamente significato, perché quella conchiglia ci ricorda qualcosa che oggi sembra quasi impossibile immaginare: dove ora vediamo colline, vigne, cascine e piccoli borghi, milioni di anni fa c’era il mare.

Ed è forse una delle storie che amo maggiormente raccontare mentre accompagno le persone sui sentieri del Monferrato.

Perché non stiamo osservando soltanto un bel territorio collinare. Stiamo camminando letteralmente sul fondo di antichi mari.

Un Monferrato molto diverso da quello che conosciamo oggi


Monferrato, la storia di un mare che non c’è più
Monferrato, la storia di un mare che non c’è più

Camminare sulle colline e scoprire che milioni di anni fa qui c’era il mare

Per immaginarlo dobbiamo dimenticare per qualche minuto tutto ciò che vediamo intorno a noi. Niente vigneti ordinati, niente campanili sui crinali e naturalmente nessun paese.

Tra circa 20 e 14 milioni di anni fa, durante il Miocene, una parte importante del Monferrato Casalese era interessata da ambienti marini. Il paesaggio cambiava continuamente a causa dei movimenti geologici legati alla formazione delle Alpi e soprattutto dell’Appennino: alcune zone emergevano come isole, altre venivano nuovamente sommerse.

In alcuni periodi si svilupparono ambienti relativamente poco profondi e con condizioni climatiche più calde rispetto a quelle attuali. In quelle acque vivevano molluschi, ricci di mare, coralli, brachiopodi, balani, briozoi, alghe calcaree e numerosissimi organismi microscopici. Successivamente il mare diventò più profondo e nuovi sedimenti si accumularono sul fondale.

Milioni di anni dopo, quei sedimenti si sarebbero trasformati nelle rocce che oggi incontriamo sulle colline.

La Pietra da Cantoni è una pagina di quel mare antico

Una delle testimonianze più affascinanti di questa storia è la Pietra da Cantoni, caratteristica soprattutto del Monferrato Casalese.

È una roccia sedimentaria di origine marina, formatasi prevalentemente tra circa 20 e 14 milioni di anni fa. Al suo interno sono rimasti imprigionati resti e tracce degli organismi che vivevano in quelle acque: molluschi, alghe rosse calcaree, ricci di mare, foraminiferi e altri piccoli esseri marini. Sono stati ritrovati persino denti e resti di squali. (Ecomuseo)

Pensarci mentre si cammina fa un certo effetto.

Quella stessa pietra che oggi costituisce pareti, case, cantine e Infernot è nata dall’accumulo di sedimenti sul fondo del mare. Quando tocchiamo un muro in Pietra da Cantoni, quindi, stiamo toccando una materia che conserva una storia iniziata milioni di anni prima della comparsa dell’uomo.

Ed è anche per questo che non amo definire queste colline soltanto “dolci” o “panoramiche”. Sono certamente bellissime, ma sotto quella bellezza possiedono una complessità geologica straordinaria.

Conchiglie tra i vigneti: quando il fossile compare sul sentiero

Una delle esperienze più belle durante un’escursione è trovare un fossile direttamente in affioramento.

Non significa necessariamente imbattersi in un reperto spettacolare da museo. Molto più spesso si osservano impronte di conchiglie, frammenti di gusci, piccoli fossili inglobati nella roccia oppure particolari strutture che raccontano l’origine marina dei sedimenti.

Sono dettagli che, senza sapere cosa cercare, possono passare completamente inosservati.

Ed è proprio qui che il ruolo della guida diventa interessante. Una parete apparentemente uniforme può contenere una quantità di informazioni sorprendente e bastano pochi minuti di spiegazione perché le persone inizino a osservare le rocce con un’attenzione completamente diversa.

Da quel momento non si cammina più soltanto guardando il panorama davanti a sé. Si comincia a guardare anche sotto i piedi.

Rosignano Monferrato: uno dei luoghi migliori per cercare le tracce dell’antico mare

Se vogliamo raccontare questa storia camminando, Rosignano Monferrato è uno dei territori più interessanti.

Qui è stato realizzato un vero percorso geologico dedicato ai “mari tropicali della Pietra da Cantoni e dintorni”, articolato in sedici tappe distribuite tra il capoluogo, la Valle Ghenza, le frazioni di Stevani, San Martino, Berroni e Colma e la zona delle cave di Uviglie.

Il percorso permette di leggere le diverse formazioni geologiche del territorio e comprendere come il paesaggio attuale sia il risultato di milioni di anni di trasformazioni.

Particolarmente interessante è la frazione Colma, dove sono ancora osservabili fossili di rodoliti, strutture formate da alghe rosse calcaree che vivevano negli antichi ambienti marini del Monferrato.

Qui il collegamento tra ciò che raccontiamo e ciò che possiamo realmente vedere diventa immediato.

Non dobbiamo immaginare il mare soltanto attraverso un disegno o una ricostruzione: ne abbiamo davanti una testimonianza concreta.

Cella Monte: camminare dentro la geologia

Un altro luogo che considero quasi inevitabile quando si parla del mare scomparso del Monferrato è Cella Monte.

Qui la Pietra da Cantoni è ovunque: nelle case, negli edifici storici, nelle vecchie cave e naturalmente negli Infernot scavati sotto il paese.

Nel territorio è presente anche un Geopercorso che attraversa il centro storico, Regione Sardegna e la frazione Coppi, creato proprio per raccontare la geologia, la biodiversità e le trasformazioni degli antichi “mari monferrini”. Il percorso collega inoltre la storia geologica alla viticoltura, all’attività estrattiva e perfino alla tradizione tartuficola del territorio.

A Cella Monte possiamo quindi fare qualcosa che trovo particolarmente affascinante: camminare sulla roccia marina, osservare edifici costruiti con quella stessa roccia e infine scendere dentro di essa entrando negli Infernot.

È difficile trovare un modo più immediato per comprendere quanto la geologia abbia influenzato la vita degli abitanti del Monferrato.

Presso l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni è inoltre presente una sala dedicata ai fossili, dove reperti e pannelli raccontano le diverse fasi geologiche che hanno interessato queste colline.

Tra Rosignano, Cella Monte, Ozzano, Ottiglio e Vignale: la pietra affiora continuamente

La presenza della Pietra da Cantoni e di altri sedimenti marini non riguarda un unico paese.

Affioramenti e antiche cave interessano un’area piuttosto ampia del Monferrato Casalese, comprendendo località come Cella Monte, Rosignano Monferrato, Ozzano Monferrato, Ottiglio, Moleto e Vignale Monferrato. Sono proprio alcuni dei territori nei quali, camminando lungo strade sterrate, tagli naturali del terreno o vecchie zone estrattive, è possibile osservare più facilmente le rocce che testimoniano l’antico ambiente marino.

A Vignale, per esempio, la Pietra da Cantoni costituisce una parte importante del substrato su cui sorge il paese, mentre verso est compaiono anche le Marne di Sant’Agata Fossili, un’altra formazione marina che racconta una fase successiva della storia geologica dell’area.

Per chi ama camminare, la cosa straordinaria è proprio questa: la geologia non è confinata dentro un museo. Affiora lungo le strade, compare nei muri delle case, emerge nei versanti e continua a raccontare la propria storia praticamente ovunque sappiamo riconoscerla.

Ricci di mare e perfino squali nel Monferrato

Tra i fossili documentati nella Pietra da Cantoni ce ne sono alcuni che riescono sempre a sorprendere.

Uno è lo Schizaster ozzanensis, un riccio di mare fossile il cui stesso nome richiama Ozzano Monferrato.

Ma nelle rocce sono stati trovati anche resti di pesci e squali, compresi denti appartenenti a grandi specie marine.

È uno di quei dettagli che adoro raccontare durante un’escursione perché produce immediatamente un’immagine quasi cinematografica: dove oggi passeggiamo tranquillamente tra i filari di Barbera e Grignolino, milioni di anni fa nuotavano pesci e squali.

Naturalmente non dobbiamo immaginare il paesaggio attuale semplicemente sommerso dall’acqua. In milioni di anni tutto è cambiato: posizione delle terre emerse, profondità del mare, clima, fauna e morfologia.

Ma proprio questo rende la storia ancora più affascinante.

Quando il mare cominciò a scomparire

A partire da circa 7-5 milioni di anni fa, i sedimenti marini iniziarono progressivamente a deformarsi ed emergere. Il sollevamento e i movimenti tettonici contribuirono alla formazione delle colline, mentre l’erosione dei corsi d’acqua iniziò lentamente a modellare il paesaggio.

Intorno a 3,5 milioni di anni fa il mare si ritirò definitivamente da questa parte del Piemonte.

Da allora acqua, vento, variazioni climatiche e fiumi hanno continuato a scavare e modellare i rilievi, fino a creare quelle forme morbide che oggi associamo immediatamente al Monferrato.

Molto più tardi sarebbe arrivato l’uomo.

Avrebbe disboscato alcuni versanti, coltivato le parti più favorevoli, piantato vigneti, aperto cave, costruito case con la pietra locale e scavato gli Infernot.

Il paesaggio che osserviamo oggi è quindi il risultato di due storie sovrapposte: una naturale, lunga milioni di anni, e una umana, molto più recente.

Non raccogliere: osservare è molto più interessante

Quando troviamo fossili durante un’escursione, la tentazione di raccoglierli può essere forte. È però molto più corretto lasciarli nel luogo in cui si trovano, soprattutto quando sono inseriti direttamente nell’affioramento.

Un fossile fuori dal suo contesto perde infatti una parte importante del proprio significato scientifico. La posizione nella roccia, il tipo di sedimento e gli altri fossili presenti nello stesso strato forniscono informazioni preziose sull’ambiente nel quale quell’organismo viveva.

Per questo preferisco fotografarli, osservarli e utilizzarli per raccontare la storia del luogo.

In fondo, il bello non è portarsi a casa una conchiglia fossile.

È riuscire a guardarla e immaginare il mare che esisteva qui milioni di anni fa.

Il Monferrato diventa ancora più sorprendente quando impariamo a guardare sotto i vigneti

È questo uno degli aspetti che più amo raccontare nelle escursioni Monfreedom.

Davanti a noi vediamo le colline coltivate, i paesi sulla sommità, i castelli, le vigne e magari, nelle giornate limpide, persino le Alpi sullo sfondo. Ma sotto tutto questo esiste un altro paesaggio, invisibile e antichissimo.

È il paesaggio del mare.

Un mare caldo popolato da molluschi, ricci, alghe, pesci e squali, scomparso da milioni di anni ma ancora presente nelle rocce, nei fossili, nella Pietra da Cantoni e persino negli edifici costruiti dagli uomini.

La prossima volta che camminerete tra Rosignano, Cella Monte, Ozzano, Ottiglio, Moleto o Vignale, provate quindi a non guardare soltanto l’orizzonte.

Osservate anche una parete di roccia, un vecchio cantone, il bordo di una strada sterrata o un affioramento lungo il sentiero.


Potreste trovarvi davanti a una conchiglia.


E quella piccola conchiglia potrebbe avere milioni di anni e raccontare la storia di un mare che non c’è più.

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