Camminare tra i vigneti del Monferrato in Piemonte: perché ogni collina può raccontare un vino diverso
Un vigneto non è semplicemente una distesa ordinata di filari monferrato
Di Simona Gotta - Guida Monfreedom Quando camminiamo tra le colline del Monferrato in Piemonte, il vigneto è quasi sempre uno degli elementi più evidenti del paesaggio. I filari seguono i versanti, disegnano geometrie sulle colline, cambiano colore con le stagioni e accompagnano il nostro sguardo fino ai borghi che sorgono sui crinali.
A prima vista potremmo considerarli semplicemente una parte molto bella del panorama. In realtà, per chi impara a osservarli, i vigneti raccontano moltissimo del territorio che stiamo attraversando.
Non tutte le colline sono uguali, non tutti i versanti ricevono la stessa quantità di sole e non tutti i terreni possiedono le stesse caratteristiche. Bastano pochi chilometri perché cambino esposizione, pendenza, altitudine, composizione del suolo e ventilazione, e ciascuno di questi elementi può influenzare il modo in cui una vite cresce e l'uva arriva a maturazione.
È proprio questa varietà a rendere così interessante camminare tra i vigneti: ciò che vediamo davanti a noi non è soltanto agricoltura, ma il risultato di un continuo adattamento tra uomo, pianta e ambiente.
Per capire un vino bisogna cominciare molto prima della cantina
Quando si parla di enoturismo si pensa quasi automaticamente alla degustazione. Si entra in cantina, si osservano botti e barrique, si ascolta il produttore e infine si assaggia il vino.
È certamente un'esperienza importante, ma io credo che per comprenderlo davvero sia ancora più interessante cominciare qualche ora prima, camminando nel luogo in cui nasce.
Il vino non comincia nella bottiglia e neppure nella cantina. Comincia sulla collina.
Durante un'escursione possiamo osservare la posizione del vigneto, capire da quale direzione riceve il sole, notare se si trova su un versante molto aperto oppure protetto, osservare la pendenza e perfino accorgerci che la terra cambia colore passando da una collina alla successiva.
Quando poi arriviamo alla degustazione, quel bicchiere non è più completamente astratto: abbiamo attraversato il paesaggio da cui proviene.
Ed è questa connessione tra cammino ed enogastronomia che trovo particolarmente interessante nel Monferrato in Piemonte.
L'esposizione della collina può cambiare completamente le condizioni di un vigneto monferrato
Uno degli elementi più semplici da osservare durante una passeggiata è l'esposizione.
Un versante rivolto verso sud riceve generalmente una quantità di luce diversa rispetto a uno orientato verso nord, mentre est e ovest presentano a loro volta caratteristiche differenti nel corso della giornata. Per una pianta che trascorre tutta la propria vita nello stesso punto, questa differenza conta moltissimo.
La vite ha bisogno di luce e calore, ma ogni vitigno possiede esigenze differenti e anche il produttore deve considerare numerosi fattori quando sceglie dove impiantare un vigneto.
Per questo, guardando una collina, possiamo trovare filari concentrati soprattutto su alcuni versanti mentre altri vengono lasciati al bosco, destinati a coltivazioni differenti o utilizzati come prati.
Quella distribuzione che a noi sembra semplicemente bella è spesso il risultato di generazioni di osservazioni ed esperienza.
Chi ha lavorato queste terre per secoli ha imparato molto prima delle moderne tecnologie quali fossero le colline più adatte, dove l'uva maturasse meglio e quali posizioni fossero più esposte ai problemi climatici.
Anche la pendenza racconta qualcosa moC

I vigneti del Monferrato si trovano spesso su pendii che rendono la lavorazione più complessa rispetto alla pianura. Camminando lungo una strada bianca possiamo rendercene conto direttamente: alcuni filari salgono con decisione lungo il versante, altri seguono linee più morbide e altri ancora occupano piccoli pianori.
La pendenza influenza il drenaggio dell'acqua, l'esposizione al sole e le possibilità di lavorazione. Nei vigneti più ripidi molte operazioni diventano inevitabilmente più impegnative, e anche l'utilizzo dei mezzi agricoli richiede maggiore attenzione.
È un aspetto che spesso sfugge guardando una bottiglia su uno scaffale. Dietro quel vino esistono ore di lavoro compiute su un terreno che noi, durante l'escursione, possiamo percorrere con le nostre gambe e comprendere fisicamente.
Una salita che per noi dura qualche minuto è il luogo di lavoro quotidiano di qualcuno.
Sotto le vigne esiste una geologia che continua a influenzare ciò che cresce sopra
Abbiamo già raccontato in un precedente articolo la storia del mare che non c'è più e il passato marino di molte zone del Monferrato.
Quella storia geologica non appartiene soltanto ai fossili.
È ancora sotto i vigneti.
Marne, argille, sabbie, componenti calcaree e altri sedimenti formatisi in epoche differenti contribuiscono a creare terreni con caratteristiche diverse anche a distanze relativamente ridotte.
È uno degli aspetti più affascinanti del Monferrato in Piemonte: camminando possiamo passare da una zona all'altra senza renderci immediatamente conto che sotto i nostri piedi sta cambiando la composizione del terreno.
La vite, invece, quel cambiamento lo percepisce.
Le radici penetrano nel suolo, cercano acqua e sostanze nutritive e si adattano alle condizioni che incontrano. È quindi impossibile separare completamente la storia del vino dalla geologia del territorio.
In fondo, quando raccontiamo un vigneto, stiamo raccontando anche un antico mare, sedimenti accumulati milioni di anni fa, sollevamenti delle colline, erosione e lavoro umano.
Barbera: uno dei grandi fili che attraversano il Monferrato
Tra i vitigni che più immediatamente associamo a queste colline c'è naturalmente la Barbera.
La incontriamo in un territorio molto vasto e proprio questa diffusione permette di comprendere quanto possa cambiare il carattere di un vino quando cambiano zona, terreno, esposizione, tecniche di coltivazione e scelte del produttore.
Non esiste quindi un'unica immagine della Barbera legata a un unico paesaggio.
Durante un'escursione possiamo attraversare una collina coltivata a Barbera, raggiungere un altro paese e ritrovarla nuovamente, ma in condizioni ambientali differenti.
È un modo molto concreto per comprendere un concetto spesso utilizzato nel mondo del vino: il territorio non è uno sfondo, ma parte integrante del prodotto finale.
Grignolino: un vino profondamente legato alle colline casalesi
Spostandoci nel Monferrato Casalese incontriamo un altro vitigno identitario: il Grignolino.
È una presenza importante nelle colline intorno a Casale Monferrato e nei paesi circostanti, dove il vigneto convive con borghi costruiti in Pietra da Cantoni, Infernot e paesaggi riconosciuti anche per il loro valore culturale.
Camminare tra Cella Monte, Rosignano, Vignale e altri paesi del territorio permette di vedere molto chiaramente quanto vino, architettura e geologia siano legati tra loro.
Il vigneto occupa i versanti, il borgo si trova spesso sul crinale, sotto alcune case si aprono gli Infernot e nelle cantine riposa il prodotto delle colline che abbiamo appena attraversato.
È quasi un sistema verticale che parte dalla superficie coltivata e continua sotto terra.
Per questo, quando raccontiamo il Grignolino durante le escursioni, non mi interessa soltanto descrivere ciò che si trova nel bicchiere. Mi interessa mostrare il paesaggio che lo circonda.
Ruchè: un vitigno che identifica un territorio molto preciso
Un'altra storia affascinante è quella del Ruchè, legato soprattutto all'area di Castagnole Monferrato e ad alcuni comuni circostanti.
In questo caso il rapporto tra vino e luogo diventa ancora più evidente, perché il nome stesso della denominazione richiama immediatamente un territorio circoscritto.
Visitare queste colline significa quindi poter associare ciò che si assaggia a un paesaggio concreto fatto di vigneti, piccoli paesi, strade secondarie e panorami aperti.
È proprio questo che rende interessante il turismo del vino quando viene vissuto lentamente: non si collezionano semplicemente etichette, ma si associano profumi e sapori a luoghi attraversati realmente.
Nel sud del Monferrato il paesaggio cambia ancora
Procedendo verso l'Ovadese e le zone più vicine all'Appennino, anche il paesaggio cambia progressivamente.
Le colline assumono forme differenti, i boschi diventano più presenti e l'influenza delle aree appenniniche si percepisce sempre di più.
Qui troviamo un'altra importante tradizione vitivinicola, legata in particolare al Dolcetto di Ovada.
Ancora una volta il vino diventa una chiave per leggere il territorio: non stiamo attraversando una grande area uniforme chiamata Monferrato, ma un mosaico di paesaggi che cambiano gradualmente e che hanno sviluppato nel tempo produzioni differenti.
È proprio questa varietà che rende difficile annoiarsi camminando in queste zone.
Le stagioni cambiano completamente il modo in cui vediamo un vigneto
Lo stesso sentiero percorso quattro volte durante l'anno può sembrare ogni volta diverso.
Alla fine dell'inverno i filari mostrano la loro struttura essenziale e permettono di leggere con chiarezza l'andamento della collina. In primavera compaiono i primi verdi e il vigneto ricomincia lentamente a riempirsi.
In estate le foglie creano pareti vegetali lungo i filari e l'uva procede verso la maturazione, mentre tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno arriva uno dei periodi più intensi dell'anno: la vendemmia.
Poi arriva l'autunno e le vigne cambiano nuovamente aspetto, assumendo tonalità gialle, rosse, ramate e dorate che trasformano completamente il paesaggio.
Per chi cammina, questa continua metamorfosi è uno dei motivi per cui vale la pena tornare più volte sullo stesso territorio.
La vendemmia ci ricorda che quello che vediamo non è un giardino
È facile dimenticarlo perché i vigneti del Monferrato sono estremamente fotogenici.
Ma non sono un parco creato per i visitatori.
Sono luoghi di lavoro.
Dietro ogni filare ci sono potatura, legatura, gestione della vegetazione, controllo dell'uva, trattamenti, sfalci, vendemmia e molte altre operazioni distribuite durante l'intero anno.
Durante le escursioni cerchiamo sempre di ricordarlo, soprattutto quando attraversiamo strade agricole o percorsi vicini ai vigneti. Bisogna rispettare il lavoro delle aziende, non entrare nei filari senza autorizzazione, non raccogliere l'uva e lasciare spazio ai mezzi agricoli.
Conoscere un territorio significa anche imparare a comportarsi nel modo corretto al suo interno.
Una guida può aiutare a trasformare un vigneto in una pagina da leggere
Di fronte a una collina coperta di filari possiamo semplicemente dire che è bella, scattare una fotografia e proseguire.
Oppure possiamo fermarci qualche minuto e cominciare a fare domande.
Da che parte è rivolto il versante? Perché il vigneto termina proprio in quel punto? Che cosa cambia nella collina successiva? Quale paese vediamo sopra di noi? Quale vitigno viene coltivato in questa zona? Perché accanto ai filari compare improvvisamente un bosco?
Sono domande semplici, ma cambiano completamente la qualità dell'osservazione.
È proprio questo uno degli aspetti che cerchiamo di portare nelle escursioni Monfreedom: non soltanto camminare all'interno di un bel paesaggio, ma imparare progressivamente a interpretarlo.
Dal sentiero alla cantina il racconto diventa completo
Quando è possibile, uno degli abbinamenti che preferiamo è quello tra escursione e visita a un produttore.
Dopo aver trascorso alcune ore tra le colline, entrare in una cantina assume un significato differente.
Il produttore non deve più spiegarci tutto da zero, perché una parte del racconto l'abbiamo già vista. Abbiamo attraversato i vigneti, osservato le pendenze, sentito il sole, magari camminato sul terreno ancora umido e visto il borgo da cui proviene quella famiglia.
A quel punto la degustazione non è semplicemente il momento conclusivo dell'escursione.
Diventa la continuazione del paesaggio attraverso un altro senso.
Enoturismo e trekking possono raccontare lo stesso territorio da due prospettive complementari
Spesso trekking ed enoturismo vengono presentati come due attività differenti.
Per noi non devono necessariamente esserlo.
Camminare permette di conoscere il territorio dall'esterno, mentre una visita in cantina consente di entrare nella cultura produttiva che ha contribuito a modellarlo.
Il sentiero ci mostra il vigneto.
Il produttore ci racconta le scelte compiute in quel vigneto.
Il panorama ci permette di comprendere la posizione della collina.
Il vino ci offre un'altra interpretazione di quello stesso luogo.
Quando questi elementi vengono collegati, l'esperienza diventa molto più ricca.
Nel Monferrato in Piemonte il vino è parte del paesaggio, ma anche della memoria delle famiglie
La viticoltura non ha modellato soltanto le colline.
Ha influenzato case, cantine, tradizioni, feste, cucina e organizzazione della vita rurale.
Gli Infernot del Monferrato Casalese ne sono forse uno degli esempi più evidenti: piccoli ambienti sotterranei scavati per conservare le bottiglie migliori mostrano quanto il vino fosse profondamente inserito nella struttura stessa delle abitazioni.
Ma basta parlare con un produttore per capire che la memoria del vino è spesso anche memoria familiare. Ci sono vigne ereditate, appezzamenti coltivati per generazioni, vecchie cantine trasformate e storie che passano da genitori a figli.
È questo elemento umano che nessuna carta geografica può raccontare completamente.
Non serve essere esperti di vino per godersi questa esperienza
A volte qualcuno teme che una visita legata all'enoturismo richieda competenze particolari, quasi fosse necessario conoscere già vitigni, tecniche di vinificazione e terminologia da sommelier.
Non è così.
La curiosità è più che sufficiente.
Anzi, camminare tra i vigneti è forse uno dei modi più semplici per iniziare a capire il vino, perché ci permette di partire da elementi molto concreti: una collina, il sole, il terreno, una pianta e il lavoro di una persona.
Da lì tutto il resto diventa più comprensibile.
La prossima volta che camminate tra i vigneti, provate a non considerarli soltanto uno sfondo
Guardate l'orientamento dei filari, osservate la pendenza, confrontate due versanti e cercate di capire dove finisce la vigna e comincia il bosco.
Fermatevi a osservare il terreno e ricordate che sotto quelle radici può esserci la storia di un mare scomparso milioni di anni fa. Guardate il borgo sul crinale e immaginate le cantine sotto le case. Se poi incontrate un produttore, ascoltate come parla di quella collina.
A quel punto avrete davanti qualcosa di molto più interessante di un bel panorama.
Avrete un paesaggio che collega geologia, agricoltura, storia, economia, tradizioni familiari e cultura del vino.
È questo il Monferrato in Piemonte che amiamo raccontare durante le escursioni Monfreedom: un territorio nel quale anche un semplice filare può diventare il punto di partenza per comprendere una storia molto più grande.




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