Monferrato segreto: le piccole chiese e le pievi che si incontrano camminando
Ci sono luoghi che non si cercano: si incontrano lungo il sentiero.
di Simona Gotta - Guida Monfreedom Una delle cose che amo di più del Monferrato è che non tutte le sue bellezze si annunciano con grandi cartelli o compaiono nelle prime pagine delle guide turistiche. Alcune si lasciano scoprire quasi per caso, mentre si percorre una strada bianca, si attraversa un bosco o si sale verso un piccolo borgo.
All’improvviso, dietro una curva, compare una cappella.
A volte è minuscola, circondata soltanto da erba e vigneti; altre volte sorge su un crinale dal quale si domina un’intera vallata. Può essere romanica, medievale, ricostruita nei secoli oppure nata come semplice luogo di devozione popolare. Spesso è chiusa e apparentemente silenziosa, ma basta fermarsi qualche minuto per accorgersi che proprio quella posizione, così lontana dal centro abitato, comincia a porre delle domande.
Perché costruire una chiesa proprio qui? Chi arrivava fin quassù? Quale strada passava un tempo davanti a questo edificio?
È allora che una piccola cappella campestre smette di essere soltanto una bella fotografia e diventa una delle chiavi per comprendere la storia del territorio.
Prima dei nostri sentieri esistevano già strade percorse da pellegrini, mercanti e contadini
Molti percorsi escursionistici del Monferrato utilizzano ancora oggi tracciati che hanno origini molto più antiche della moderna rete sentieristica. Erano vie che collegavano villaggi, pievi, castelli, mercati e territori agricoli, percorse quotidianamente da persone che si spostavano a piedi o con animali.
Lungo queste strade sorsero nei secoli chiese, pievi, oratori e cappelle.
Alcune erano punti di riferimento religiosi per comunità rurali sparse sul territorio; altre offrivano un luogo di sosta e preghiera lungo itinerari frequentati da viandanti e pellegrini. In certi casi, la posizione di una chiesa ci permette ancora oggi di intuire l’esistenza di un antico percorso quasi scomparso.
Quando camminiamo accanto a questi edifici, quindi, stiamo spesso seguendo strade che appartengono alla memoria del territorio. Il sentiero non è soltanto il collegamento più piacevole tra due punti panoramici, ma può essere la traccia rimasta di movimenti, commerci, devozioni e relazioni che hanno attraversato quelle colline per secoli.
Che differenza c’è tra una pieve e una semplice chiesa campestre?
Il termine pieve viene utilizzato spesso parlando di edifici religiosi antichi, ma il suo significato storico è più preciso.
Nel Medioevo la pieve era una chiesa particolarmente importante per il territorio circostante, dotata normalmente di fonte battesimale e con una funzione religiosa che si estendeva su una comunità più ampia rispetto a quella di una semplice cappella. Intorno alla pieve potevano gravitare altri piccoli edifici religiosi e nuclei abitati distribuiti nelle campagne.
Le cappelle campestri avevano invece origini e funzioni molto diverse. Alcune erano legate alla devozione verso un santo, altre venivano costruite come ringraziamento per essere sopravvissuti a epidemie, carestie o altri eventi drammatici; altre ancora erano associate a famiglie, confraternite o comunità agricole.
Un edificio piccolissimo, quindi, può nascondere una storia molto più articolata di quanto suggeriscano le sue dimensioni.
Il Romanico del Monferrato non appartiene soltanto ai grandi monumenti
Quando si parla di arte romanica in Piemonte vengono subito in mente alcune grandi abbazie, ma il territorio del Monferrato e delle colline circostanti conserva una rete straordinaria di edifici minori costruiti soprattutto tra l’XI e il XIII secolo.
Piccole chiese in pietra e laterizio, absidi decorate, archetti pensili, capitelli scolpiti e facciate essenziali compaiono ancora oggi tra campi e vigneti. Non sono necessariamente imponenti, e proprio questa discrezione le rende particolarmente affascinanti.
Spesso il loro rapporto con il paesaggio è rimasto quasi intatto. Intorno non ci sono grandi piazze o edifici moderni, ma colline, prati, filari e strade rurali.
È una delle ragioni per cui raggiungerle a piedi produce un’impressione completamente diversa rispetto a visitare un monumento nel centro di una città. Durante il cammino l’edificio appare lentamente, prima come un piccolo volume sul crinale e poi, avvicinandosi, cominciano a emergere i dettagli della muratura, dell’abside e delle decorazioni.
Il paesaggio prepara alla visita.
San Secondo di Cortazzone: il Medioevo nascosto tra le colline
Uno degli esempi più belli del Romanico astigiano è la chiesa di San Secondo di Cortazzone, costruita nell’XI secolo.
Sorge in posizione isolata, sopra una collina, lontano dal centro moderno del paese. Già questo ci racconta qualcosa: in epoca medievale l’organizzazione del territorio era diversa da quella attuale e una chiesa poteva rappresentare un punto di riferimento per insediamenti e popolazioni rurali oggi scomparsi o trasformati.
L’edificio è particolarmente interessante per le sue decorazioni scolpite. Capitelli e cornici presentano figure umane, animali, motivi vegetali e immagini che a volte appaiono quasi misteriose a chi le osserva oggi.
Sono proprio questi dettagli a rendere affascinante una visita con una guida: invece di limitarci alla bellezza generale dell’edificio, possiamo iniziare a osservare simboli, materiali, tecniche costruttive e trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.
Montiglio Monferrato e San Lorenzo: una pieve che racconta un territorio antico
Un altro luogo particolarmente suggestivo è la pieve di San Lorenzo a Montiglio Monferrato, risalente al XII secolo.
Anche qui siamo davanti a un edificio che acquista ancora più significato se lo leggiamo in relazione al territorio circostante. La chiesa sorge infatti in una posizione che testimonia un’organizzazione medievale molto diversa da quella odierna.
La sua architettura, la pietra e il laterizio utilizzati nella costruzione e le decorazioni romaniche permettono di riconoscere caratteristiche diffuse in molte chiese del Monferrato.
Quando si attraversano queste colline a piedi, una visita alla pieve diventa qualcosa di più di una sosta culturale. È quasi una finestra aperta su un paesaggio di mille anni fa.
Montechiaro d’Asti: quando una piccola chiesa diventa un punto nel paesaggio
A Montechiaro d’Asti troviamo altre testimonianze particolarmente interessanti, tra cui la chiesa dei Santi Nazario e Celso, costruita in posizione isolata sulla collina di Castel Mairano.
È uno di quei luoghi che esprimono perfettamente l’idea di “Monferrato segreto” che amo raccontare.
Non ci arriviamo attraversando una grande città d’arte, ma percorrendo un paesaggio rurale. La chiesa appare come un piccolo segno umano all’interno delle colline e proprio il contrasto tra l’antichità dell’edificio e la tranquillità del luogo crea una sensazione particolare.
Qui diventa evidente un concetto importante: queste chiese non erano separate dal territorio. Facevano parte del suo sistema di strade, insediamenti, coltivazioni e comunità.
Per comprenderle davvero bisogna quindi osservare anche ciò che le circonda.
Vezzolano, il grande riferimento del Romanico tra le colline

Naturalmente, parlando di Romanico nel territorio piemontese, è impossibile non ricordare Vezzolano.
La Canonica di Santa Maria di Vezzolano è uno dei complessi medievali più importanti e affascinanti dell’area, immerso in un paesaggio di colline e vigneti che contribuisce enormemente alla sua suggestione.
Qui l’architettura diventa più ricca e monumentale rispetto alle piccole cappelle campestri, ma il principio rimane lo stesso: la bellezza dell’edificio non può essere separata dalla posizione nella quale è stato costruito.
Arrivare a Vezzolano camminando permette di percepire proprio questa relazione. Il complesso non appare come un monumento isolato da visitare velocemente, ma come il punto di arrivo di un percorso dentro il paesaggio.
In Valle Bormida esistono veri itinerari tra cappelle, calanchi e antiche vie
Anche nel territorio alessandrino e nella Valle Bormida il rapporto tra sentieri e chiese campestri è particolarmente evidente.
Esistono itinerari che attraversano colline, calanchi, boschi e piccoli paesi collegando cappelle e luoghi di culto rurali. Lungo questi percorsi possiamo incontrare edifici nati in epoche e circostanze molto differenti, alcuni legati alla protezione dalle epidemie, altri alla devozione locale o alle antiche vie di comunicazione.
A Ponti, per esempio, la chiesetta di San Rocco viene tradizionalmente collegata al periodo della peste del Seicento. Proseguendo attraverso il territorio, le cappelle diventano quasi punti di orientamento lungo un paesaggio che conserva anche memorie romane, medievali e delle antiche vie commerciali.
Verso Pareto e Spigno Monferrato il percorso incontra numerosi altri piccoli edifici religiosi, alcuni collocati in prossimità di antiche strade e valichi che collegavano il Piemonte alla Liguria.
Camminando si comprende quindi quanto religione, viaggio e territorio fossero profondamente intrecciati.
Una cappella isolata può raccontare anche la paura
Non tutte queste piccole chiese nascono da momenti sereni.
Alcune raccontano epidemie, guerre e periodi nei quali le comunità cercavano protezione attraverso la fede. È frequente incontrare in Piemonte cappelle dedicate a San Rocco, santo tradizionalmente invocato contro la peste, oppure edifici costruiti come ex voto dopo che una comunità era sopravvissuta a un evento particolarmente difficile.
Sapere questo cambia completamente il modo in cui osserviamo una semplice costruzione accanto a una strada.
Dietro quella porta possono esserci secoli di paure, speranze e gratitudine collettiva. Una piccola cappella diventa così una testimonianza del modo in cui le persone affrontavano ciò che non potevano controllare.
Il problema più frequente: molte di queste chiese sono chiuse
Chi ama visitare piccoli edifici religiosi conosce bene questa situazione. Si cammina per chilometri, finalmente si raggiunge una splendida chiesetta isolata, ci si avvicina alla porta e la si trova chiusa.
È comprensibile.
Molti di questi luoghi non possono avere un’apertura quotidiana, sia per ragioni organizzative sia per la necessità di proteggere opere d’arte, arredi e strutture spesso fragili.
Alcuni edifici sono visitabili durante eventi o giornate dedicate, altri prevedono aperture stagionali o visite su prenotazione. In determinate località, inoltre, associazioni, volontari e residenti si occupano direttamente della custodia delle chiavi e dell’apertura.
Ed è proprio qui che la conoscenza del territorio può fare la differenza.
Quando progettiamo un’escursione Monfreedom cerchiamo, quando possibile, di verificare in anticipo le opportunità di visita, contattare chi custodisce il luogo e trasformare quella che altrimenti sarebbe soltanto una sosta davanti a una porta chiusa in una vera esperienza di scoperta.
Entrare in una piccola chiesa aperta soltanto per il gruppo cambia completamente la giornata
Ci sono esperienze che non hanno bisogno di grandi effetti speciali.
Dopo aver camminato per qualche ora, arrivare davanti a una cappella isolata e vedere qualcuno che ci aspetta con una chiave può essere uno dei momenti più belli dell’escursione.
Si apre una porta che normalmente rimane chiusa, si entra in un ambiente piccolo e silenzioso e improvvisamente possiamo osservare un affresco, un’abside, una volta oppure semplicemente le pietre di un edificio che ha attraversato centinaia di anni.
La differenza non sta soltanto nell’aver “visitato una chiesa”.
Sta nella sensazione di essere entrati in un luogo che fa ancora parte della vita e della memoria di quella comunità.
È questo genere di incontri che rende il turismo lento profondamente diverso dal turismo fatto soltanto di attrazioni.
Anche quando sono chiuse, però, queste chiese ci insegnano a leggere il paesaggio
Naturalmente non è sempre possibile entrare.
Ma una guida può comunque raccontare perché l’edificio si trova proprio in quella posizione, riconoscere le parti più antiche della costruzione, spiegare quali strade passavano nelle vicinanze e osservare come il territorio sia cambiato nel corso dei secoli.
A volte basta guardare l’abside per capire l’orientamento originario della chiesa, osservare una muratura per distinguere interventi di epoche diverse oppure confrontare la posizione dell’edificio con i paesi visibili sulle colline circostanti.
Anche una porta chiusa, quindi, non significa necessariamente che non ci sia nulla da scoprire.
Il vero lusso è avere il tempo di fermarsi
Durante un viaggio veloce è facile attraversare il Monferrato senza accorgersi di queste piccole presenze. Le grandi strade conducono ai paesi principali, mentre cappelle e pievi spesso rimangono sulle strade secondarie o lungo percorsi che hanno senso soprattutto a piedi.
Camminare permette invece di raggiungerle con il ritmo giusto.
Prima vediamo un campanile lontano, poi una sagoma tra gli alberi, infine arriviamo davanti all’edificio. Nel frattempo abbiamo attraversato lo stesso paesaggio che per secoli è stato attraversato da contadini, viandanti e pellegrini.
Ed è forse questo il motivo per cui queste piccole chiese mi affascinano tanto: non sono semplicemente monumenti inseriti nel paesaggio, ma sono parte del paesaggio stesso.
Il Monferrato più autentico spesso si nasconde proprio nei luoghi più piccoli
Quando si pensa a un viaggio culturale vengono spontaneamente in mente grandi castelli, musei e monumenti famosi. Tutto questo ha certamente valore, ma il Monferrato possiede anche un’altra dimensione, più discreta.
È fatta di una cappella solitaria in mezzo ai vigneti, di una pieve romanica raggiunta lungo una strada sterrata, di un vecchio muro sul quale riconoscere ancora le pietre medievali e di un abitante del paese che arriva con la chiave per aprire una porta normalmente chiusa.
Sono luoghi che non richiedono grandi folle per essere compresi.
Richiedono soprattutto curiosità e tempo.
Ed è proprio questo che cerchiamo nelle escursioni Monfreedom: non soltanto raggiungere i luoghi più conosciuti del Monferrato, ma camminare abbastanza lentamente da accorgerci anche di quelli che, a prima vista, sembrano voler rimanere nascosti.




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